Giro dei passi 2004


Racconto ed emozioni di Renato

 24-25 LUGLIO

 

Il mio secondo appuntamento col Vespa Club Ticino, dopo il raduno ad Olgiate in aprile, è il “mitico” Giro dei Passi, uno dei motivi che mi ha portato a contattare questo club e non altri, che paradossalmente sarebbero logisticamente più comodi.

Il tempo è incerto, comunque si parte: carico la mia fida PX125E del 1981, mi copro come si deve e via! Dopo tre km, il diluvio…. Mi fermo e metto i pantaloni impermeabili: Bellinzona è a 50 km, posso fidarmi fino a lì della giacca da moto. Avanti sotto l’acqua per un bel pezzo, poi sul lago la situazione è migliore. Arrivo a Camorino al distribuitore Shell, dove trovo già altri vespisti e dove devo cambiare i calzoni, che si sono bagnati… come il telefonino, che avevo dimenticato nella tasca della giacca, e che non è stato possibile rimettere in funzione…

Mentre arrivano i nostri compagni d’avventura, alcuni dei quali vedo per la prima volta (è il caso, tra gli altri, di Luisella ed Augusto), si rimette a piovere. Bardati come si deve, è il caso di dire che prendiamo il largo: direzione, il San Gottardo. A Gorduno una foratura ferma il gruppo, ma il cambio ruota è proverbialmente rapido. Salendo, il tempo concede qualche tregua, ma in cima il freddo è ben presente, e il “capo spedizione”, l’infaticabile e impeccabile Marco Patt, decide di proseguire senza fare sosta dopo il riordino del gruppo: una parte infatti ha usato la comoda strada costruita negli anni ’70, mentre un gruppo di irriducibili (tra cui il sottoscritto, affezionato a questa strada, percorsa diverse volte in bicicletta e già anche in Vespa) ha scelto la storica via lastricata della Tremola, che si temeva scivolosa per l’acqua ma che si è rivelata meno insidiosa del previsto. Sul Gottardo capisco di aver sbagliato calzature… ne ho un paio più pesanti che indosserò in seguito, ma è lì che capisco che l’ideale per viaggiare in Vespa è sempre lo scarpone da trekking.

Scendiamo dal passo sotto l’acqua, che non ci abbandonerà per un bel pezzo: sosta ad Attinghausen per il pranzo, dove gustiamo il famoso pollo al cestello.

Prendiamo la Axenstrasse e ci dirigiamo verso il traghetto che ci porterà dall’altra sponda del lago dei Quattro Cantoni. Se non piovesse, ci sarebbe da vedere un paesaggio splendido, ma noi, per dirla col mitico Sergio, ci divertiamo un mondo ugualmente!

Percorriamo poi un passo bellissimo, del quale pochi forse sanno l’esistenza: non so nemmeno come si chiami, so solo che c’eravamo solo noi e tante mucche, che osservavano probabilmente stranite questo gruppo di umani che passavano sotto il diluvio, seduti su questi strani mezzi scoppiettanti.

Dopo il Brunig, arriviamo a Meiringen: ultima sosta per fare miscela prima della bella salita alla Grosse Scheidegg, dove pernotteremo e dove potremo finalmente levarci di dosso… l’acqua presa durante la giornata.

Dopo la cena, alla spicciolata si va a dormire… a riuscirci! Come al solito sono attivi martelli pneumatici e macchinari di vario genere… alle 5.30 sono già (o ancora?) sveglio, e dopo un po’ decido che è meglio uscire a fare quattro passi piuttosto che stare lì a non-dormire.

Man mano si svegliano tutti: la giornata si preannuncia decisamente buona, al contrario della precedente. Spostando la Vespa per la foto di gruppo, combino un altro guaio: sbadatamente appoggio il casco (nuovo…) sulla sella, senza agganciarlo. Appena muovo il tutto, lui rotola per terra, graffiando per bene la visiera e rompendo un fermo della stessa. Pazienza, la visiera si cambierà: per ora farò attenzione ad aprirla e chiuderla, e imparo che il casco va sempre agganciato da qualche parte (il portapacchi si presta perfettamente).

Scendiamo verso Grindelwald e Interlaken: ovunque passiamo, la gente ci guarda con curiosità, sempre sorridente. La Vespa è un mezzo simpatico, fa parte della storia di tutto il secondo dopoguerra, e c’è sempre in giro chi ne ha o ne ha avuta almeno una in famiglia.

La trasferta di oggi prevede di caricare le Vespe sul treno per passare il Loetschberg e scendere in Vallese. E’ l’occasione per fare quattro chiacchere mentre il treno ci porta nelle viscere della montagna. Proseguiamo nella valle del Rodano, veloce ma piuttosto monotona, specie fino a Briga: essendoci del tempo a disposizione e la giornata bella, si è deciso di percorrere il passo della Novena, che raggiungeremo dopo l’adeguato pranzo. La salita da Ulrichen è impegnativa, e l’altitudine mette a dura prova la carburazione. La mia PX si comporta sorprendentemente bene, e sale senza difficoltà e piuttosto velocemente, tanto che qualcuno mormora che non sia del tutto originale… come invece è: testimone la testata, marcata Piaggio125. L’ambiente sul passo è brullo, ingentilito da un laghetto e animato da motociclisti, ciclisti e automobilisti che si fermano sulla vetta. Da qui, tutta discesa: ad Airolo si separa un gruppetto che risale al Gottardo, mentre noialtri proseguiamo nella valle del Ticino, verso Bellinzona, che ci accoglie col caldo e il classico “vento contro”, una costante quando si viaggia tra Biasca e il capoluogo nel pomeriggio d’estate.

Si beve qualcosa in compagnia prima di dividersi definitivamente: in queste occasioni, si vorrebbe sempre che il tempo a disposizione sia infinito, ma domani è lunedì… riparto quindi con Marco, che con la sua PX200 gialla fa ritorno a Omegna. Dopo il bivio per Locarno, proseguo in solitaria verso casa. Questa volta il sole “picchia”, vendicandosi dei nuvoloni del sabato. Alla prossima!

 

Renato.